LA PUBALGIA

DEFINIZIONE

Il Groin pain è definito come dolore in zona inguinale, nella parte iniziare della coscia e nella parte bassa dell’addome.

Si presenta solitamente nella popolazione sportiva, in particolare negli sport con frequenti sprint, salti e cambi di direzione, come ad esempio calcio, rugby, hockey, basket, atletica o calcio a 5.

Il periodo in cui si verifica più di frequente è la parte iniziale della stagione, a causa degli elevati carichi di lavoro a cui gli atleti vengono sottoposti durante la preparazione, perciò è importante fare una valutazione accurata in questa fase per ridurre il rischio di infortunio. Non è escluso che si possa presentare anche in tutti gli altri momenti della stagione, dato che è correlata in genere a un sovraccarico, come ad esempio delle partite ravvicinate o degli allenamenti più intensi del solito.

CAUSE

Le cause che possono provocare groin pain sono diverse, in particolare evidenziamo i muscoli adduttori, la sinfisi pubica, il muscolo ileo-psoas, il legamento inguinale e l’articolazione dell’anca, di cui una limitazione del movimento di rotazione interna determina un maggior carico sulla sinfisi pubica, che può sfociare in un groin pain.

In generale possiamo dire che il meccanismo alla base è il sovraccarico di una o più di queste strutture, che in quel determinato momento non sono pronte a sopportare lo sforzo a cui vengono sottoposte.

COSA FARE

Da ciò che abbiamo appena detto consegue che l’obiettivo del trattamento è quello di rendere queste strutture nuovamente pronte ad affrontare i carichi a cui vengono sottoposte durante lo sport, e per farlo è necessario ricondizionarle tramite un programma di esercizi mirati, inizialmente più semplici e via via sempre più vicini ai gesti dello sport praticato dal soggetto; per questo motivo non ci sono degli esercizi universali, ma è importante individualizzare il programma in base alla persona che si ha davanti e allo sport che svolge.

È sempre utile integrare nel percorso anche degli esercizi aerobici, come ad esempio la cyclette, sia perché aiuta a ridurre il dolore iniziale sia perché permette di mantenere in buona condizione tutto il resto del corpo affinché sia pronto ad affrontare il ritorno allo sport e si riduca il rischio di successivi infortuni.

A differenza di quello che molti pensano, il riposo e le terapie passive come tecarterapia, laserterapia o infiltrazioni non sono strategie efficaci per affrontare questa problematica, potrebbero essere utili solo in una primissima fase per ridurre il dolore, ma se si utilizzano solo queste, una volta che si riprenderà l’attività ritornerà il dolore, a causa del fatto che i nostri muscoli e i nostri tendini sono ancora meno pronti a sopportare gli sforzi a cui sono sottoposti.

Alla fine del percorso riabilitativo è importante che il soggetto continui a fare per un certo periodo alcuni degli esercizi svolti durante le sedute, concordati con il fisioterapista, in modo tale da prevenire recidive.

TEMPI DI RECUPERO

Il ritorno allo sport non si basa su criteri tempo-dipendenti, in quanto la tempistica di recupero è diversa da persona a persona perché dipende da numerosi fattori, ma si basa su dei test funzionali che simulano le attività che il soggetto svolgerà durante lo sport, quando il soggetto riesce a svolgere questi test senza dolore allora è pronto per tornare allo sport; il ritorno allo sport senza un’adeguata riabilitazione è il primo fattore di rischio per subire nuovi infortuni, per questo è importante affidarsi ad un fisioterapista e intraprendere un percorso di recupero individualizzato e ben costruito.

Bibliografia

The effect of Therapeutic Exercise on long Standing Adductor – RElated Groin Pain in Athketes: Modified Holmich Protocolo, Abbas Yousefzadeh et al. Rehabil Res Pract 2018

Z-SPORT&REHAB